La violenza come elemento sistemico
La società coloniale presentava una chiara gerarchia sociale e razziale. Al vertice si trovavano i proprietari terrieri e i membri dell'élite. Al di sotto di loro, gli abitanti liberi di varie origini, e in fondo alla scala sociale, gli schiavi.
La Chiesa cattolica predicava l'uguaglianza delle anime davanti a Dio, ma in pratica interveniva raramente nelle questioni relative alla gestione delle grandi proprietà terriere. Il potere economico e politico dei proprietari terrieri faceva sì che molti abusi rimanessero impuniti.
I resoconti del barone São Vicente menzionano centinaia di donne che sarebbero state vittime di violenza. Molte di loro rimasero incinte. I bambini nati in schiavitù ereditavano automaticamente lo status di madre, diventando quindi proprietà del proprietario terriero.
La separazione delle famiglie era frequente. I bambini venivano spesso venduti in altre regioni del paese e i legami familiari venivano brutalmente recisi. La tratta interna di esseri umani fu un elemento significativo dell'economia schiavista per gran parte del XIX secolo.
Le storie legate alla tenuta del Barone includono anche la figura di Zara, una donna schiava a cui si attribuisce la conoscenza delle piante medicinali e velenose. Questa conoscenza veniva tramandata di generazione in generazione e costituiva una delle poche forme di resistenza a disposizione di coloro che vivevano in schiavitù.
Le storie di resistenza silenziosa, sabotaggio, fuga e formazione di comunità di schiavi fuggiti – noti come quilombos – sono parte integrante della storia della schiavitù in Brasile. Dimostrano che, nonostante le condizioni brutali, le persone non rinunciarono alla lotta per la dignità e la libertà.
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